martedì 5 ottobre 2010

Master in giornalismo investigativo roma II° edizione

Cos’e’ il giornalismo investigativo e quali tecniche, strumenti intellettuali e documentari prevede? Il Master in giornalismo investigativo e analisi delle fonti documentarie (giunto alla sua seconda edizione), promosso dall’Associazione di Giornalismo Investigativo con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio e di Reporters sans frontieres, la casa editrice Chiarelettere e Misteri d’Italia, e’ nato con l’ambizione di dare una risposta alla suddetta domanda e di contribuire allo sviluppo di un modello di giornalismo orientato all’analisi, accurata e documentata, delle dinamiche sociali e politiche.


http://www.giornalismoinvestigativo.net/

Master in Reporting di guerra

Sarà intitolato a Toni Fontana, l’inviato di guerra dell’Unità, il Master in “Reporting di guerra, politica internazionale e comunicazione di crisi” organizzato dall’Associazione Giornalismo Investigativo che partirà il prossimo novembre a Roma .

Il Direttore del Master è Giampaolo Cadalanu, giornalista della Repubblica . Il Presidente del Comitato Scientifico è il generale Fabio Mini

Il Master si svolgerà nella sede dell’organizzazione non governativa Intersos, in via Aniene 26. Alla fine del percorso formativo si potrà partecipare all’esclusivo corso di preparazione all’attività in zona di guerra organizzato dalle forze armate. Sono offerti stage in Italia e all’estero.

Le iscrizioni si chiuderanno il 25 ottobre 2010.

Il Master si svolgerà il venerdì e il sabato, per un totale di 376 ore di lezioni frontali.

Info e iscrizioni: http://www.reportingdiguerra.org oppure contattare il sig.Leonida Reitano tel.3489155506

Sconti Offerti. (vedi sito)



lunedì 3 maggio 2010

Agenzie all'attacco, investire conviene

I media di tutto il mondo tagliano le spese del giornalismo d'inchiesta. Ma ecco due ottime ragioni per fare il contrario. E si intravede una ricetta.

Continua l'accesa discussione in tutto il mondo riguardante il giornalismo investigativo. C'è chi comincia a finanziarlo e chi taglia il budget, chi vi crea scuole e chi proibisce di fare inchieste perché costano troppo. Ma chi ha ragione?

Essendo in atto il dibattito, è chiaro che non si può avere una certezza. Tuttavia alcuni dati, dopo un anno o più che sono nate iniziative come Spot.us e Propublica, si dimostrano incoraggianti. Anche se nel Belpaese non si può definire ancora nulla di chiaro, nel resto del mondo occidentale qualcosa si muove in una buona direzione – buona dal punto di vista giornalistico e, quindi, democratico.

La novità non parte dai quotidiani ma dalle agenzie. Precisamente, da Reuters e Associated Press.
Anch'esse hanno cominciato da circa un anno a fare indagini di mercato sul successo o meno di investigazioni da parte dei loro giornalisti. Reuters proprio in questo periodo ha aperto una sezione apposita nell'agenzia. E cosa ha scoperto?
Che i lettori hanno letteralmente "divorato" i servizi di giornalismo di inchiesta, ha spiegato Keith McCallister, direttore dell'agenzia.
Statisticamente parlando, all'incirca ogni dieci pezzi d'agenzia letti, ben nove sono articoli o parti di inchieste. Una proporzione di 10 a 1.
Mentre le altre agenzie tagliano su questi servizi costosi, invece la Reuters sembra abbia centrato l'obiettivo nel finanziarli. Il punto di forza?
Forse, secondo il capo del servizio investigative reporting dell'agenzia Jim Impoco, la forte territorialità. Infatti la Reuters dispone di oltre 2800 reporter in circa 200 agenzie sparse per il globo. Non tutti questi giornalisti sono investigativi, ma il radicamento sul territorio fornisce sicuramente delle informazioni e dei contatti che altrimenti è difficile ottenere.

Sempre da parte inglese, ma dall'altra sponda dell'oceano, anche la più grande agenzia americana, l'Associated Press, investe nel giornalismo di inchiesta. Ad Aprile infatti il direttore dell'AP Mike Oreskes ha annunciato in una nota che è in calendario la creazione di quattro team regionali, negli Stati Uniti, di giornalismo investigativo. Essi raccoglieranno alcune tra le migliori firme dell'agenzia e serviranno come risorsa per gli altri giornalisti. Quest'ultimi potranno attingere da questa nuova risorsa esclusive sul campo e scoop, che sono così "importanti per milioni di persone", ha detto Oreskes.

La nota afferma: "Ciascun team comprenderà reporter con specializzazioni in computer-assisted reporting, accesso ai registri pubblici e creazione di interattività in Flash."
Oreskes è convinto che l'investire dei soldi, ora come ora, è importante per costruire queste capacità nei membri di ciascun gruppo, anche perché "i team lavoreranno accanto ai produttori video per essere sicuri che questo giornalismo sia designato sin dall'inizio per entrare in ogni piattaforma mediatica".

Dalla Reuters e dalla Associated Press si possono dedurre due cose per un giornalismo di inchiesta di successo per il pubblico, e che esuli dal no-profit. Una delle chiavi individuabili è la conoscenza profonda del territorio in cui si opera. Anche se a livello internazionale, un ufficio opera sempre nel locale. E una seconda chiave è la coordinazione in team, in cui ciascuno abbia una serie di competenze da poter scambiare con i colleghi. L'efficienza aumenta e i costi si riducono in questo modo. E se il giornalista diventa anche produttore della confezione del reportage, è un ulteriore taglio alla spesa ma il posto rimane.

Alex Buaiscia

mercoledì 21 aprile 2010

I premi ai giornalisti. E ai siti.

Dal Pulitzer all'UNESCO sono state premiate le migliori inchieste. E il mezzo, sia carta o computer, conta sempre meno.


Nelle settimane passate sono stati assegnati diversi premi giornalistici. Primo fra tutti, il Pulitzer.
E primo fra i primi è arrivato Propublica.org. E' la prima volta che un sito riceve il premio, ma proprio perché è un sito le cui notizie sono curate solamente da giornalisti investigativi, è stata l'associazione, per il suo valore, ad essere premiata.
Oltre a questo, è anche significativo che sia il giornalismo on-line ad essere premiato, in dimostrazione del fatto che è una carta vincente nel futuro del mestiere. E, in casi come questi, non toglie ma aggiunge molto alla carta stampata.
Il Washington Post ha vinto quattro premi Pulitzer mentre il New York Times se ne è aggiudicati tre, per altrettante inchieste. E proprio quest'ultimo quotidiano è stato il partner fondamentale di un'inchiesta di Propublica, in cui sono state scoperte diverse illegalità negli ospedali di New Orleans durate l'uragano Katrina.

Il secondo premio importante è stato assegnato dalle Nazioni Unite, tramite l'agenzia dell'UNESCO. Ogni anno si tiene il "Guillermo Cano World Press Freedom Prize", per la libertà di informazione. La premiata del 2010 è stata Mónica González Mujica, cilena, che è considerata un'eroina per le sue inchieste sui crimini di guerra della dittatura di Pinochet.
Le motivazioni della giuria sono numerose. "Attraverso la sua vita professionale, la giornalista ha mostrato coraggio nel mostrare il volto oscuro del Paese", ha dichiarato il Presidente del premio. "E' stata imprigionata, torturata, trascinata davanti ai tribunali ma è rimasta immutabile".
La direttrice generale dell'UNESCO, Irina Bokova, ha detto che si tratta di una donna che "ha passato anni a difendere la libertà d'espressione nel suo Paese".
Il premio le verrà conferito il 3 Maggio, il giorno mondiale sulla libertà d'espressione. Valore di cui ha fatto cenno la direttrice generale dell'UNESCO, Irina Bokova, per indicare ciò che Monica Mujica ha difeso con tutte le sue forze.

La Gonzalez, nata nel 1949, ha dovuto spendere quattro anni in esilio dopo l'instaurarsi della dittatura, nel 1973. E' tornata in Patria nel 1978 dove è stata perseguitata dai servizi segreti facendole perdere il lavoro più volte, ma come giornalista ha continuato ad indagare le violazioni dei diritti umani nel regime, così come le illegalità finanziarie di Pinochet. Tra il 1984 e il 1985 fu imprigionata e torturata, ma una volta libera ha continuato a fare il suo mestiere, alternato a minacce e altri periodi di prigionia.
Nel 2007 ha fondato il Center of Journalism and Investigation per portare il suo mestiere ai giovani, mentre continua la sua attività di giornalista.

Alex Buaiscia

giovedì 15 aprile 2010

A Ginevra la Conferenza per chi si occupa di inchieste

Nella settimana del Festival di giornalismo di Perugia, si tiene un altro evento.
Mercoledì 22 Aprile partirà la Conferenza sul giornalismo investigativo, a Ginevra, in Svizzera.
Si articolerà in quattro giorni intensi, e le conferenze si accavallano le une alle altre, costringendo i partecipanti a scegliere.
I temi trattati sono vari, così come i giornalisti che terranno le discussioni sono specializzati in campi molto diversi tra loro.
Partendo da una serie di racconti di inchieste, anche trans-nazionali, si passa ad argomenti da freelance, su come tenere questa attività nel modo migliore, fino ad una serie di lezioni, dai principianti agli avanzati, sulle attività di Computer Assisted Reporting. Partendo dall'utilizzo di database per arrivare alla sicurezza dei propri dati. C'è da sbizzarrirsi, ma il lato negativo è il costo.
Sarà per la sede e i personaggi prestigiosi, ma previa registrazione la spesa si aggira sui 450 euro -escluso il pernottamento e gran parte dei pasti- per tutti i quattro giorni. E non è possibile pagarne solo alcuni.
Per maggiori informazioni guarda il sito qui.

lunedì 12 aprile 2010

Spagna, l’eden delle mafie

Le origini della mafia: “la Garduña


Esistono varie leggende sull’origine della mafia italiana, ma una soltanto racconta che ha avuto origini in Spagna. Tre cavalieri della città di Toledo (Spagna), Osso, Mastrosso y Carcagnosso, fondarono nel XV secolo una società segreta cavalleresca chiamata “La Garduña” formata da delinquenti. La storia riporta che questa società nacque come collaboratrice dell’Inquisizione nell’intento di perseguitare musulmani ed ebrei. Questi cavalieri si spostarono successivamente nell’isola di Favignana e vi restarono per 30 anni, durante i quali trasmisero le regole sociali, di onore, di sangue che finirono per caratterizzare le cosche mafiose. Osso fondò Cosa Nostra, in Sicilia, Mastrosso la Camorra a Napoli, e Carcagnosso la 'Ndrangheta in Calabria. Comunque sia, le origini della mafia risalgono all’epoca della dominazione spagnola in Italia, dalla massoneria e dalle società segrete come “la Garduña” che fiorirono nella prima metà dell’Ottocento.

La mafia italiana ritrova le sue radici

Non è irrilevante il fatto che l’Interpol consideri la Spagna come un paradiso per le mafie internazionali. L’ultimo rapporto sulla criminalità organizzata svela che la maggioranza delle 4.000 mafie presenti in Europa mantengono rapporti con la Spagna. Dall’anno 2000 nella penisola iberica sono stati catturati 36 capi mafia inclusi nella lista dei latitanti più pericolosi. La ragione principale di questa presenza mafiosa non è soltanto quella che vede la Spagna come la porta di ingresso della droga nel continente europeo, o magari le buone condizioni meteorologiche, la qualità di vita al di sopra della media europea, e la possibilità di investire e riciclare il denaro sporco. In realtà, una delle ragioni principali è, secondo Francesco Forgione, presidente della Commissione Antimafia del Parlamento Italiano dal 2001 al 2006, la mancanza di una legge che proibisca ai mafiosi di avere libertà di agire dal momento che nella legislazione spagnola non viene riconosciuto il “reato di mafia”. Per questo le mafie investono nel settore turistico spagnolo e scelgono la Spagna come meta ideale per essere carcerati. I boss mafiosi possono continuare a dare ordini dal carcere considerata la loro “maggiore libertà” di movimento rispetto alle carceri italiane. Un esempio è la detenzione di Santo Maesano, boss che controllava il mercato europeo della cocaina. Maesano commentava dalla prigione di Valdemoro (Madrid) che la vita là era come in un albergo senza restrizione per portare avanti la impresa della famiglia.

La ‘Ndrangheta: condottiera dei pirati nell’ atlantico


Per questa ragione la 'Ndrangheta ha deciso di insediarsi in Spagna. La mafia calabrese si è installata a Madrid dove è localizzata la cosca del narcotrafficante Pannunzi; in Algeciras è presente la cosca di Cicero mentre Palma de Mallorca viene considerata come punto chiave di controllo di vari gruppi ´ndranghetisti. La Ndrangheta gestisce tutte le rotte della cocaina e ha il monopolio del traffico internazionale, mantenendo rapporti stretti con i narcotrafficanti o narcos colombiani, equadoregni e messicani che vedono in loro dei businessman affidabili e sicuri. Infatti, a differenza della criminalità siciliana, napoletana e pugliese, la 'Ndrangheta non “offre” pentiti che cooperano con la polizia. La relazione annuale sulla ‘Ndrangheta approvata per la Commissione Parlamentare Antimafia nel 2008 conferma che negli ultimi dieci anni ci sono stati circa 1000 pentiti, di cui 400 o 500 di Cosa Nostra, 400 della Camorra e soltanto 40 della 'Ndrangheta. Inoltre, la ‘Ndrangheta possiede una gran liquidità che è un fattore chiave di fiducia nei rapporti con altre organizzazioni criminali.



Il direttore dell’ufficio Eurispes in Calabria, Raffaele Rio, affermò che la 'Ndrangheta aveva guadagnato ancora più soldi con il traffico di droghe eliminando gli intermediari e lottando direttamente con i cartelli della droga dell’America del Sud. Il rapporto Eurispes 'Ndrangheta Holding' 2008 segnala che “ammonta a quasi 44 miliardi di euro il giro d’affari della ’Ndrangheta stimato per il 2007”. Per farsi un’idea, il giro d’affari prodotto dalla ’Ndrangheta è equivalente alla somma della ricchezza nazionale prodotta dall’Estonia. Per questo motivo viene definita ‘Ndrangheta Holding perché sembra, più di tutte le altre organizzazioni criminali, operare in termini di business come una società che possiede la maggioranza delle azioni di tante altre aziende satelliti. Secondo Eurispes “la ’Ndrangheta si presenta attualmente come "una manifestazione del crimine organizzato assolutamente preoccupante soprattutto per quanto riguarda il suo radicamento a livello territoriale e ancor di più perché capace di adottare, anno dopo anno, forme e strategie diverse, quasi camaleontiche, sempre più difficili da monitorare e, in ultima analisi, da ostacolare”.

Ma certo è che non vanno in Spagna per delinquere a prezzi bassi bensì per sfruttare tutte le risorse che offre il paese. Cioè i guadagni prodotti dal traffico di cocaina prevedono anche il loro investimento in un posto dove è gia presenta una forte attività di riciclaggio, come lo stato iberico. Francesco Forgione in una intervista fatta da un giornale spagnolo assicurava che “bisogna cercare quelli che sono attivi nella dimensione finanziaria”, dal momento che i mafiosi che investono non lo fanno solo nel settore turistico o immobiliare.

Amici anche nell’inferno

Ma per ciò che riguarda il rapporto con l’ETA (Euskadi Ta Askatasuna), secondo Forgione non c’è una relazione stabile tra di loro, soltanto in alcune occasioni dove si doveva risolvere una partita di droga non pagata e nella quale ETA assumeva il ruolo di intermediario tra i narcos e la Ndrangheta. Probabilmente questo incontro viene condizionato perché la rotta della cocaina è la stessa di quella delle armi.

Reclamo dell’attenzione internazionale

Il problema delle organizzazioni criminali, terroriste o mafiose non è affatto circoscritto ai paesi originari ma deve diventare una questione Europea, tant’è che la lotta alle mafie deve avere un riscontro a tutti i livelli. La UE dovrebbe provvedersi di una legislazione antimafia introducendo il reato di associazione mafiosa e confiscando i beni ai mafiosi. Il fatto che la ’Ndrangheta sia una organizzazione mafiosa tra le meno conosciute e meno indagate gli consente di agire inosservata senza soffrire le attenzioni da parte degli inquirenti e delle istituzioni. Insomma, finché non ci sarà un movimento politico schierato nel combattere le mafie e non esista nella società internazionale una maggiore e capillare informazione sulla loro esistenza e pericolosità non si riuscirà a creare gli anticorpi, istituzionali e sociali, capaci di fermarle.


Carolina Lòpez Montero


Fonti:


- Eurispes

- Parlamento Italiano

- 20minutos.es Internacional (19.02.2009)

- >Abc.es/Internacional (22.02.2010)


BIJ: rischi e opportunità

(Continua dal precedente)

La fondazione da parte dei coniugi Potter del Bureau of Investigative Journalism (BIJ - Agenzia di Giornalismo Investigativo) di Londra ha un secondo obiettivo, dice Iain Overton, direttore esecutivo. Oltre a far da tramite con i giornali, aiuterà a sviluppare modelli economici più sostenibili per un giornalismo di questo tipo.
Il problema infatti è arrivare ad un risultato positivo tra i costi, che possono essere elevati in un'inchiesta estesa, e i benefici, specialmente i guadagni.
Per questo Overton vuole che l'agenzia lavori su formati multipli. Molti quotidiani e altri media hanno provato a fare questo tipo di lavoro con risultati più o meno efficaci. Ma Overton sta già contrattando con diversi giornalisti ed editori europei nella speranza di adattare i reportage investigativi per la televisione, la radio e altri tipi di media.

La televisione, tuttavia, è un campo particolare. Obiettivo dell'agenzia, infatti, è raggiungere anche quella fascia di giovani che non considera le notizie su questo media o sui giornali. Overton afferma di avere un'idea su come superare questo ostacolo, ma potrebbe sembrare "eretica" ai direttori tradizionali: creare versioni interattive e on-line delle storie, per dar loro il fascino dei videogiochi. Per esempio, una storia che tratta di corruzione nel governo potrebbe mettere il lettore nel ruolo di un giornalista investigativo, con indizi che si trovano lungo il cammino.
Tuttavia Overton è consapevole dei rischi che ciò comporta. "Non penso che il giornalismo di qualità potrà mai essere un gioco, è una materia troppo delicata", afferma. "Ma sono consapevole che il modo in cui le persone consumano le notizie è cambiato, e non possiamo ignorarlo".

L'agenzia ha l'obiettivo di diventare, in un periodo più o meno lungo, auto-sufficiente nelle proprie finanze. Per ora, sta cercando fondi aggiuntivi per aiutarla nei primi anni.
Overton è realista: "E' un esperimento. E' possibile che un modello sostenibile non possa mai fare a meno della filantropia. Se diventerà indipendente, tanto meglio. Non stiamo promettendo di reinventare la ruota. Ma possiamo dimostrare che vi è un altro modo di usarla".

Alex Buaiscia